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Effetti della musicoterapia

Bentornati su LivingDeepLife, oggi parleremo di musicoterapia.

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Gli effetti della musicoterapia sono ottimi risultati su individui di tutte le età. Regala sollievo a vari disturbi come comunicazione, tipo relazionale (autismo), disturbi dell’apprendimento, disturbi dell’umore, stress, traumi, handicap sensomotori, dipendenze. Ricerca, pratica, educazione e formazione clinica in musicoterapia sono basati su standard professionali in relazione ai contesti culturali, sociali e politici.

In altre parole “la Musicoterapia si propone di sviluppare potenziali e/o riabilitare funzioni dell’individuo. In modo che egli possa ottenere una migliore integrazione sul piano intrapersonale e/o interpersonale. Di conseguenza una migliore qualità della vita attraverso la prevenzione, la riabilitazione o la terapia.” (8th World Congress of Music Therapy, Amburgo, 1996). Lo stesso congresso mondiale nella conferenza di Washington del 1999 ha validato la documentata scientificità di cinque modelli clinici.

  1. Il modello Benezon

La musicoterapia come “disciplina che utilizza il suono e il movimento per provocare effetti regressivi ”. Questa è la base della concezione della musicoterapia di Rolando Omar Benenzon. (musicista e psicologo argentino).Possiede i presupposti teorici di tipo psicoanalitico. Benenzon vede la musicoterapia come disciplina paramedica che trova le sue basi scientifiche nell’ambito clinico e terapeutico. Il suo metodo è incentrato sul concetto di identità sonora. La quale racchiude tutte le conoscenze, le competenze e le origini sonore che caratterizzano come singolo individuo. Questa identità sonora è l’insieme delle diverse informazioni acquisite attraverso l’ascolto di melodie e suoni durante la gravidanza. Il principio dell’identità sonora consiste nel rispecchiamento del paziente da parte dell’operatore. Dopodichè si apre un canale di comunicazione di livello regressivo e di natura sonora. Il musicoterapeuta dovrà sfruttare usare le informazioni in possesso per elaborare un’ipotesi sull’I.S. Dovrà poi tentare un’integrazione con la produzione sonora proposta da quest’ultimo.

    2. La Musicoterapia creativa di Paul Nordoff e Clive Robbins

Rispettivamente un musicista ed uno psicopedagogista inglesi. Hanno usato il loro metodo su bambini affetti da disturbi lievi e gravi di apprendimento. Persone con sindrome di Down, affetti da autismo, affetti da disabilità psico-fisiche, disturbi dell’udito. Questo approccio si applica con una una seduta di gruppo in cui si imparano diversi ritmi per aiutare i movimenti del corpo e la coordinazione. La musica suonata è il centro dell’esperienza. Le risposte musicali diventano il materiale principale per l’analisi e per l’interpretazione.

   3. La Musicoterapia analiticamente orientata

È lo sviluppo di quella che inizialmente era la musicoterapia analitica. Il modello, elaborato dalla violinista Mary Priestley negli anni ’70. Il termine “Musicoterapia analitica orientata” indica la musica improvvisata dal musicoterapeuta e dal paziente. È utilizzata come mezzo creativo per esplorare la vita interiore del paziente. Indica una via verso la crescita verso una maggiore auto-conoscenza.

    4. La Musicoterapia Comportamentale

Teorizzata da Clifford Madsen. Si sviluppa particolarmente negli USA ed è ancora ad oggi il modello principale di intervento musicoterapico. La musica è usata come rinforzo/stimolo per modificare comportamenti adattivi o eliminare comportamenti distorti. Il Musicoterapeuta Comportamentista utilizza varie tecniche di sensibilizzazione, desensibilizzazione, condizionamento, rilassamento

   5. Il metodo GIM 

È stato elaborato da Helen Bonny agli inizi degli anni settanta. Utilizza il  potere della musica come evocatrice di immagini e come strumento per esplorare l’interno della coscienza. Bonny ritiene che la musica possegga la capacità di entrare a fondo nella coscienza. Facendo questo si può modificare la condizione fisica, emozionale, intellettuale e spirituale. I trattamenti consistono nell’utilizzare specifici programmi musicali per stimolare le esperienze interiori.

 

Effetti psicologici

The World of Music: A Benefactor or Distractor for the Mind? | by Sushane Sharma - Student | Voices | Medium 

 

Timbro

Con braccio rilassato e dita ricurve si produce un suono in cui prevalgono gli armonici consonanti. Il suono che l’ascoltatore avverte come pieno, rotondo, ricco. Al contrario, tenendo il braccio rigido e le dita tese si produce un suono in cui prevalgono gli armonici dissonanti. Questo suono è interpretato dall’ascoltatore come povero, rigido, spigoloso.

Altezza

Un suono acuto genera una maggior tensione nell’ascoltatore. Viceversa un suono meno acuto genera minor tensione.

Ritmo

Se esso è regolare ha un effetto stabilizzatore, se è irregolare ha un effetto destabilizzante.

Intensità

I suoni più forti hanno un effetto energizzante, quelli più deboli hanno un effetto rilassante.

Effetti legati alla memoria collettiva

Il timbro dell’organo ad esempio genera per lo più un senso di elevazione spirituale. Poiché da secoli, nella musica occidentale, questo strumento è utilizzato nelle chiese durante le varie funzioni religiose.

Effetti legati alla memoria individuale

Ogni momento della nostra vita è caratterizzato da immagini, suoni, odori, ecc. Così, il ripresentarsi di un’immagine, di una sequenza sonora, di un profumo, può far riaffiorare un ricordo. Allo stesso modo il ripresentarsi di un ricordo rievoca le sensazioni visive, uditive, olfattive, gustative, ad esso connesse.

Effetti musicoterapia sull’organismo 

Miglioramento del QI verbale e delle abilità visive

Lo studio condotto su un campione di bambini di età compresa tra gli 8 e gli 11 anni. Ha dimostrato che chi aveva frequentato corsi di musica aveva sviluppato maggiormente varie aree del cervello. Ad esempio avevano mediamente un quoziente intellettivo, verbale e abilità visive superiori rispetto a chi non ha svolto lo stesso percorso. (Forgeard et al., 2008)

Questo studio ha dimostrato che i vantaggi di imparare a suonare uno strumento. Non si migliora solo nell’ambito musicale ma si estendono alle aree della cognizione e della percezione visiva. Imparare a suonare un qualsiasi strumento quindi non migliorerà solo le abilità musicali ma anche le capacità visive e verbali.

Ritmo per il controllo motorio

Uno degli effetti della musicoterapia è l’induzione di stati di trance. Questi stati di trance sono caratterizzati da canti e balli, movimenti, pianti convulsi, tremori ritmati, rigidità o immobilità simili a fenomeni catatonici. Essi influiscono sulle funzioni motorie, emozionali, psichiche e sulle funzioni del sistema nervoso autonomo. Culminano in stati di coscienza profondamente alterati.

È possibile osservare il potere della musica durante i concerti, dove migliaia di spettatori diventano un solo individuo, trascinati dalla musica. In presenza di vari disturbi del controllo degli impulsi e delle funzioni motorie la musica può avere proprietà terapeutiche.

I malati di Parkinson ad esempio, i cui movimenti sono eccessivamente veloci o del tutto assenti, possono superare questi problemi. Possono attraverso l’ascolto di una musica caratterizzata da un tempo e un ritmo regolari. Guardiamo il compositore Lukas Foss (personalmente affetto da Parkinson). Foss può impiegare molto o pochissimo tempo a raggiungere il suo piano con movimenti quasi involontari. Una volta seduto davanti alla tastiera, riesce a suonarlo con un controllo, una coordinazione ed una maestria assoluti. Quando finisce di suonare ritorna a compiere movimenti sconnessi dovuti alla sua malattia.

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La riabilitazione tramite questa pratica gradualmente fà ottenere un certo sblocco. Purtoppo trattandosi di una malattia progressiva quello che si guadagna in questo modo poi si perde con il tempo. Il genere musicale incide in maniera essenziale sulle persone che soffrono di questa patologia. Un brano caratterizzato da strumenti a percussione produce l’effetto contrario, portando le persone a sobbalzare senza sosta seguendone il ritmo.

Riabilita il corpo

Già ad oggi la musica è usata a scopo riabilitativo per potenziare le abilità residue della persona. Ad esempio è usata per la memoria nelle persone affette da Alzheimer e come aiuto alla dislessia. In Italia c’è uno studio tuttora in corso, che ha già dato dei risultati parecchio interessanti. Hanno diviso i bambini in tre gruppi. Alcuni sono stati seguiti con un programma di educazione musicale, alcuni uno di arte visiva e l’ultimo gruppo non è stato seguito. Il dato emerso è che i gruppi di arti visive e quello musicale portavano dei vantaggi sui bambini dislessici. È però stato osservato che c’era una netta differenza di qualità tra quello che fa la musica e quello che fa la pratica del disegno. L’effetto della musica è molto più forte.

Effetti della musicoterapia sulla produttività e la creatività 

Ascoltando la musica di Mozart si riscontrano benefici sulla memoria e sull’apprendimento. Essa favorisce la concentrazione e migliora la produttività (Jausovec et al., 2006). La musica di Mozart favorisce le attività cerebrali complesse come per esempio studiare, esercitarsi in matematica, giocare a scacchi, migliora anche la percezione spazio-temporale. Consente di esprimersi in modo più chiaro e favorisce il senso di calma. Il presunto “effetto Mozart” sarebbe da ricondurre ad un effetto più generico della musica, che è capace di rilassare e migliorare l’umore. A patto, però, che sia caratterizzata da suoni e melodie dolci.

Alza la soglia del dolore

Uno degli effetti della musicoterapia più incredibili è combattere il dolore cronico ed a migliorare l’umore. (Siedlecki et al.,2006).

La musica allevia il dolore dopo un’operazione chirurgica, riducendo la somministrazione di antidolorifici. (Cepeda et al.,2006).

La musica è applicata anche per pazienti terminali malati di cancro (Hilliard RE, 2003) per favorire il benessere fisico ed il rilassamento, dovuto al rilascio di endorfine.

È anche utilizzata nelle sale parto (Chang et al.,2008). Le madri che ne hanno beneficiato hanno richiesto una somministrazione ridotta di farmaci antidolorifici durante il parto. Questo perché la musica induce la visualizzazione di immagini positive ed il rilassamento. Favorendo così la dilatazione della cervice ed il posizionamento corretto del bambino.

Medicina per il cuore

La musica fa bene al cuore ed è tutto merito del ritmo non dello stile. Una ricerca italo britannica ha preso ad esame un campione di uomini e donne, entrambi giovani, metà di essi erano musicisti. I partecipanti sono stati sottoposti a sei differenti stili di musica tra cui brani di musica classica e rap con pause casuali di due minuti. Mentre i partecipanti si rilassavano durante l’ascolto, i ricercatori hanno monitorato il loro respiro, il battito cardiaco e la pressione. Quando la musica rallentava, il battito cardiaco e la respirazione seguivano la stessa via. Inoltre, durante le pause musicali, la velocità del cuore e della respirazione si normalizzava raggiungendo livelli davvero ottimali. Facendo capo a questo concetto nel film Zac Efron “We are your friends” viene narrato un mito popolare. La musica ritmata a 128 battiti per minuto ha la maggiore sinergia sul cuore. Aggiunge che quando un dj arrivava a quella frequenza riesce a controllare l’intero sistema circolatorio della persona che ne sta ballando le note.

Espande il senso del gusto 

Secondo uno studio scozzese, la musica attiva specifiche zone del cervello che possono influenzare la percezione del gusto del vino. Per questo, nel settore della ristorazione, la musica rilassante è molto utilizzata allo scopo di migliorare l’esperienza culinaria. Al contrario, alcuni studi spiegano come mai nelle più famose catene di fast food viene usata musica con un ritmo vivace. Questo crea un’immagine di frenesia e affollamento nel nostro cervello e ci spinge a mangiare velocemente.

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2 commenti su “Effetti della musicoterapia”

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